Thor se ne frega dei miei difetti

cane che sta appoggiato con il muso su una persona seduta

Si chiama Thor. È un pitbull.

Ci siamo incontrati all’entrata della palestra Simply the Best Fitness a Marino, Roma. Appena mi ha visto, mi è saltato addosso per giocare. L’istinto di un cane di quella stazza è fisico, immediato, senza filtri.

Ha sentito subito i miei movimenti. Duri, involontari, robotici. Ma ben saldi. Non si è spaventato. Non si è ritratto. Ha capito. Ci siamo vicendevolmente fidati in una frazione di secondo.

Poi, nello studio di Livio, è successo questo: si è avvicinato, ha appoggiato il muso tra le mie gambe ed è rimasto immobile. Sentivo il battito del suo cuore contro di me.

Cane in primo piano

 

Per tutto il venerdì e il sabato successivi, Thor è rimasto accucciato accanto alle panche dove mi allenavo. Io spingevo, urlavo sotto sforzo, mi spostavo da una macchina all’altra con la mia mole e la mia camminata eccentrica. Lui mi seguiva e si rimetteva giù. Con la massima serenità. Gli esseri umani passano la vita a cercare di decifrare i difetti degli altri. Guardano come cammini, come parli, se hai un tic, se sei “normale”. Costruiscono barriere di pregiudizi prima ancora di stringerti la mano.

Gli animali no. Gli animali leggono l’energia.

Thor non sa che sono nato morto. Non sa che ho una diagnosi di invalidità al 100%. Non sa che  sono un avvocato cassazionista o che ho vinto quattro campionati europei di boxe. A lui non frega assolutamente nulla del mio curriculum o della mia cartella clinica. 

Lui legge la presenza. Legge la stabilità.

I pitbull sono cani che la società ha deciso di etichettare come pericolosi, imprevedibili, sbagliati. Forse è per questo che ci siamo capiti subito. Sappiamo entrambi cosa significa essere guardati con sospetto da chi non ha gli strumenti per comprendere.

Allenando il corpo per decenni, non ho costruito solo muscoli. Ho costruito una fortezza. E dentro quella fortezza c’è una calma che non si può fingere. Gli animali, specialmente quelli più sensibili ai movimenti strani e improvvisi, lo percepiscono immediatamente. Sentono se sei una minaccia, se sei spaventato, o se sei un pilastro a cui potersi appoggiare.

Thor ha scelto il pilastro.

Se un animale addestrato dall’evoluzione a diffidare decide di abbandonarsi completamente tra le mie gambe, significa che l’energia che trasmetto è più forte di qualsiasi movimento involontario del mio corpo.

La calma è una conquista. La stabilità è una scelta.

Thor se ne frega dei miei difetti.

Anch’io me ne frego.

Ci siamo capiti subito.

Pier

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1 commento su “Thor se ne frega dei miei difetti”

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