NON MI ALLENO PER STARE BENE. MI ALLENO PER ESSERE UN CARRO ARMATO

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Impazzisco di gioia quando devo aumentare la taglia delle mie camicie.

Non è vanità. È la misurazione esatta di un progetto in corso. Le spalle che si allargano e si arrotondano, la divisione muscolare netta tra deltoide, tricipite e bicipite. Adoro vedere i miei bicipiti restare voluminosi e svenati anche a riposo. Adoro anche vedere i miei six pack addominali e gli obliqui come se fossero disegnati. Per non parlare dei dorsali che si aprono come ali, e i quadricipiti delle gambe — potentissime — che sono enormi rispetto a una vita stretta e un  gluteo marmoreo.

C’è chi va in palestra per la salute. Chi per scaricare lo stress. Io ci vado perché il corpo è il primo argomento che porto in una stanza, prima ancora di aprire bocca. Dalla toga in tribunale  con due lauree con lode, al vestito impeccabile di sartoria con i tatuaggi a vista per sedurre e non passare inosservato, fino alla canotta sudata fradicia sotto la ghisa. È tutto parte dello stesso codice.

 

Questo fine settimana ero a Marino, vicino Roma, alla Simply the Best Fitness. Non è una palestra qualunque, è la Palestra. E non mi alleno con una persona qualunque. Livio Manganelli è il proprietario, ma soprattutto è campione europeo in carica e fresco vicecampione del mondo di bodybuilding Master. Nelle classifiche internazionali è il primo tra i personal trainer italiani e il quarto al mondo. 

 

Ma per me, prima di tutto questo, è un amico per la pelle da quasi quarant’anni.

 

 

Ogni fine luglio mi pongo un obiettivo preciso: aver migliorato, nei dodici mesi precedenti, qualche nuovo dettaglio o aver aggiunto qualche chilo in più di massa muscolare pura, senza grasso. Livio mi consiglia su tutto. In palestra siamo  sempre al centro dell’attenzione, un binomio vulcanico e inossidabile. Ci carichiamo a vicenda.

Io sono il pungolo. Lui è l’architetto. E io sono pure lo scultore che adora il dolore come elemento di crescita muscolare.

 

 

 

La più grande qualità di Livio non è solo la competenza tecnica. È la capacità di combinare la mia indomita voglia di raggiungere certi traguardi con la sua abilità di adattare i metodi di allenamento più innovativi alla mia particolare e anomala coordinazione fisica. Lì dove gli altri vedono un limite, noi vediamo una variabile da calcolare per spingermi sempre oltre.

Ieri lui ha caricato tutti i pesi della macchina leg-press ed io li ho sollevati. Le urla sotto lo sforzo massimo non erano scena. Erano la materia che si trasformava. 

 

 

Ma c’è una cosa che non vi ho ancora detto.

Più sono in forma, più ho la certezza che aumenta la mia virilità. E con la virilità, la mia capacità di sedurre. Non cerco avventure — ho Nelly, e mi piace piacerle ogni giorno di più. Ma amo stravolgere le menti e i pregiudizi delle donne. È un mind game. Un gioco di mente sottile, silenzioso, che non ha bisogno di essere dichiarato per essere percepito.

Un uomo con la mia disabilità, secondo il pregiudizio comune, dovrebbe essere grato di essere notato. Io invece entro in una stanza e voglio che la stanza lo senta. Non malgrado il mio fisico da disabile. Con il mio fisico da disabile. Perché quello che ho costruito — ogni centimetro di muscolo, ogni chilo sollevato, ogni urlo sotto la ghisa — è un carro armato. E i carri armati non chiedono il permesso di passare.

A fine luglio sarò al top della forma. Come se dovessi gareggiare. Non per gli altri, ma perché se fortifico il corpo, fortifico pure la mente e la mia forza di volontà.

Sotto la ghisa, i miei tatuaggi sembrano strapparsi ed urlare sul mio corpo portato all’estremo.

Benvenuti in un altro dei miei tanti mondi.

Pier

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