25 APRILE, L’UOVO DI PASQUA E I LIBERATORI CHE UCCIDEVANO I BAMBINI

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Oggi è il 25 aprile. La giornata in cui l’Italia si divide in due curve da stadio: da una parte chi sventola bandiere rosse e canta Bella Ciao, dall’altra chi si tappa le orecchie e parla di foibe. Tutti pronti a difendere la propria ideologia. Tutti pronti a ignorare la storia quando non fa comodo.

Io non sventolo bandiere. Io guardo i fatti. E i fatti, a volte, fanno schifo. 

Voglio raccontarvi una storia che non sentirete nei discorsi ufficiali di oggi. Una storia che riguarda la mia città, Grosseto. Una storia che per decenni è stata sepolta sotto il tappeto della retorica dei  “liberatori”, perché la verità era troppo indigesta per essere raccontata.

26 APRILE 1943. LUNEDÌ DI PASQUA.

Ore 14:00. Una giornata di sole primaverile. Fuori dalle mura medicee, a Porta Vecchia, c’è un luna park. È Pasquetta. Le giostre sono piene di bambini.

All’improvviso, il cielo si oscura. Nessuna sirena di allarme. Nessun avvertimento. Uno stormo di bombardieri B-17 della 12ª Air Force americana, partiti dall’Algeria, compare sopra la città.

L’obiettivo ufficiale era l’aeroporto militare, base strategica della Luftwaffe. Ma le bombe — bombe a frammentazione e cluster bombs, quelle progettate per fare il massimo danno sui corpi morbidi — non cadono sull’aeroporto. Cadono sul

centro abitato. Cadono sul sobborgo di Porta Vecchia. Cadono sulle giostre.

Centotrentaquattro morti accertati. Oltre duecento feriti. La maggior parte delle vittime aveva tra i 5 e i 13 anni. Bambini. Fatti a pezzi mentre giocavano.

Colpirono anche la Casa della Madre e del Bambino. Colpirono l’ospedale della

Croce Rossa.

Sapete come gli americani chiamarono quell’operazione nei loro registri militari?

“Operazione Uovo di Pasqua.”

Un macabro, disgustoso senso dell’umorismo per un massacro di civili inermi. 

 

LA MEMORIA SEPOLTA

Perché vi racconto questo oggi? Perché per settant’anni questa città ha fatto finta di niente.I “liberatori” non potevano essere assassini di bambini.

I  “liberatori” non potevano essere assassini di bambini. La narrazione ufficiale esigeva eroi senza macchia. E così, i 134 morti di Pasquetta sono diventati vittime di serie B. Danni collaterali. Un incidente di percorso sulla via della democrazia. 

Quando sedevo in consiglio comunale, ho deciso che questa ipocrisia doveva finire. Ho presentato una mozione per intitolare quel piazzale — il luogo esatto dove sorgevano le giostre — “Parco alle vittime del 26 aprile 1943”.

 

Non avete idea delle pene dell’inferno che ho dovuto passare. 

Ho raccolto 165 firme. Ho combattuto contro la burocrazia e, soprattutto, contro la resistenza strisciante di chi non voleva “disturbare” la memoria storica ufficiale. Perché ricordare che le bombe americane hanno massacrato i nostri bambini significava incrinare il dogma del 25 aprile.

 

Ma io non arretro. Mai.

Alla fine, ce l’abbiamo fatta. Il 26 aprile 2013, esattamente settant’anni dopo la strage, quel parco ha avuto il suo nome. 

Un pezzo di verità restituito alla città.


LA LEZIONE DEI CODARDI

C’è un filo rosso che lega il Risiko dei Codardi di cui vi parlavo pochi giorni fa e i  morti di Porta Vecchia.

 

È la narrazione che vince sulla realtà.

Ieri come oggi, chi ha il potere decide chi sono i buoni e chi sono i cattivi. Decide quali morti meritano le piazze e quali devono essere dimenticati. Decide che un massacro di bambini può essere archiviato come “danno collaterale” se a sganciare le bombe è la fazione giusta. 

 

Il 25 aprile dovrebbe essere il giorno della liberazione. Ma non c’è liberazione senza verità. E finché continueremo a dividere i morti in base al colore della divisa di chi li ha uccisi, saremo sempre schiavi. Schiavi della retorica. Schiavi delle ideologie. Schiavi dei codardi che scrivono la storia a tavolino.

 

Oggi, mentre gli altri cantano o polemizzano, io penso a quei bambini sulle giostre. All’Operazione Uovo di Pasqua. E a quanto è difficile, in questo paese, chiamare le cose con il loro vero nome.

 

La libertà non è una bandiera. La libertà è avere il coraggio di guardare in faccia l’orrore, da qualunque parte provenga. E non abbassare mai lo sguardo. 

 

Ma soprattutto vi è vera pacificazione con il sangue degli innocenti ?

 

Pier

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